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Scarpino: «Serve un’intelligenza artificiale che protegga i ragazzi, non che impari a sfruttarne le fragilità»

13 maggio 2026

Scarpino: «Serve un’intelligenza artificiale che protegga i ragazzi, non che impari a sfruttarne le fragilità»

Il Vice Coordinatore Nazionale dei Corecom e Presidente del Corecom Calabria interviene da Napoli, in occasione degli Stati Generali della Comunicazione sui Minori, sul progetto COLNISSAR, nato da industrie calabresi come esperienza di intelligenza artificiale etica, antropocentrica e orientata alla responsabilità pubblica.

 

Napoli, 13 maggio 2026 

Si è svolta a Napoli, nella prestigiosa cornice del Maschio Angioino, l’edizione degli “Stati Generali della Comunicazione sui Minori”, importante momento di confronto nazionale dedicato alla responsabilità dell’ecosistema comunicativo, ideato da Carola Barbato, Presidente del Corecom Campania e Coordinatrice Nazionale dei Corecom.

Un parterre di assoluto rilievo ha accompagnato l’iniziativa: S.E.R. Mons. A. Di Donna, Vescovo di Acerra e Presidente della Conferenza Episcopale campana, Mons. A. Foderaro, Vicepresidente della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sezione San Tommaso e giornalista, Don Tonino Palmese, Presidente della Fondazione Polis, e, nelle conclusioni, S.E. Rev. Cardinale Angelo Bagnasco.

Presenti anche autorevoli rappresentanti istituzionali e del mondo della comunicazione, tra cui Vincenzo Varagona, Presidente nazionale UCSI, Avv. Nicola Sansalone, Dirigente del Servizio rapporti con i Corecom e Coordinamento ispettivo AGCOM.

 

 

«Ci sono momenti in cui le parole “futuro” e “tecnologia” rischiano di diventare troppo comode. Le pronunciamo come se fossero neutre, inevitabili, lontane. Ma l’intelligenza artificiale non è più lontana. È già qui. È nelle case, nelle scuole, nei telefoni dei ragazzi, nelle loro ricerche, nelle loro curiosità, nelle loro solitudini. Come il cellulare, è entrata nel presente prima ancora che gli adulti avessero il tempo di comprenderla davvero».

Lo ha dichiarato Fulvio Scarpino, Vice Coordinatore Nazionale dei Corecom e Presidente del Corecom Calabria, intervenendo a Napoli, in occasione degli Stati Generali della Comunicazione sui Minori, dedicati alla responsabilità dell’ecosistema comunicativo.

Al centro della riflessione, il progetto Colnissar, nato dall’iniziativa e dalla visione di industrie calabresi., quale esperienza di intelligenza artificiale etica, antropocentrica e orientata alla responsabilità pubblica.

«Colnissar — afferma Scarpino — indica una strada importante perché non parte dalla macchina, ma dall’uomo. Non si limita a chiedere cosa possa fare l’intelligenza artificiale, ma cosa debba evitare di fare. E questa è la vera differenza. Una IA etica non è una IA alla quale si mette un filtro alla fine. È una IA pensata fin dall’inizio per riconoscere il limite, proteggere la persona, non approfittare della fragilità, non manipolare la libertà».

Secondo Scarpino, il tema assume un rilievo decisivo soprattutto quando l’interlocutore è un minore. «Un ragazzo non entra nel digitale con le difese di un adulto. Ci entra con la curiosità, con il bisogno di essere visto, con la voglia di capire, ma anche con paure, solitudini, insicurezze. A volte una domanda fatta a un chatbot non è solo una domanda. È una richiesta di ascolto. È una crepa. È un modo indiretto per dire: “ci sono, mi senti?”. Se dall’altra parte trova una macchina progettata soltanto per trattenere attenzione, assecondare, sedurre, orientare, allora il rischio non è più tecnologico. È umano».

Il Presidente del Corecom Calabria richiama i rischi già emersi nel rapporto tra sistemi conversazionali e minori. «Esistono chatbot che hanno intrattenuto conversazioni sessualizzate anche con minorenni, nonostante ciò dovesse essere vietato. Esistono sistemi che, davanti a segnali di disagio, autolesionismo o disperazione, non hanno saputo fermarsi. Esistono casi in cui strumenti conversazionali sono stati accusati di aver fornito risposte gravemente inadeguate su temi collegati al suicidio. Questo ci dice una cosa semplice: una tecnologia può essere molto avanzata e, nello stesso tempo, profondamente pericolosa se non è costruita dentro un perimetro etico e giuridico chiaro».

Scarpino ricorda anche un’esperienza personale maturata nel corso di un convegno a Salerno dedicato ai rischi del digitale. «Ho sperimentato direttamente come un chatbot potesse arrivare a consigliare a un minore modalità e percorsi di gioco online. Quel passaggio mi ha colpito perché mostrava il pericolo più sottile: non sempre il danno nasce da una risposta apertamente illecita. Talvolta nasce da una relazione artificiale che accompagna, normalizza, sposta piano piano il limite. È lì che una IA etica diventa necessaria. Non per intervenire dopo, quando il danno è già avvenuto, ma per impedire che quel danno venga costruito dentro la conversazione».

In questa prospettiva, Scarpino collega Colnissar al paradigma dell’Innovazione Armonica elaborato da Francesco Cicione. «Il pensiero di Francesco Cicione ci ricorda che l’innovazione non è armonica perché corre più veloce, ma perché tiene insieme sviluppo, persona, comunità, responsabilità e senso. Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche umanamente accettabile. Non tutto ciò che è efficiente è giusto. La domanda vera è un’altra: questa tecnologia accresce la dignità della persona o la riduce a dato, profilo, bersaglio, consumo?».

Il Vice Coordinatore Nazionale richiama poi un altro fronte di attenzione: le nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale al neuromarketing, alla profilazione comportamentale e alla persuasione algoritmica.

«Oggi non dobbiamo guardare soltanto all’IA che risponde. Dobbiamo guardare anche all’IA che osserva, misura, interpreta e orienta. I sistemi applicati al neuromarketing non cercano solo di capire cosa compriamo, ma cosa desideriamo, cosa temiamo, cosa ci emoziona, cosa ci rende più vulnerabili. Le ricadute non sono soltanto commerciali. Possono diventare politiche, culturali, democratiche. Quando la profilazione diventa capacità di influenzare comportamenti, opinioni e paure, il tema non riguarda più il mercato. Riguarda la libertà».

Per Scarpino, la tutela dei minori deve essere letta dentro questo quadro più ampio. «Un ragazzo non è un consumatore in miniatura. Non è un elettore futuro da addestrare. Non è un profilo da intercettare nel momento della massima fragilità emotiva. È una persona in formazione. E una persona in formazione ha diritto a un ambiente digitale che non la seduca, non la manipoli, non la isoli, non la trasformi in materiale da previsione comportamentale».

Il Presidente collega questa riflessione al percorso svolto dal Corecom Calabria.

«In questi anni abbiamo incontrato studenti, docenti, famiglie, giornalisti, giuristi, psicologi, rappresentanti della Chiesa, dell’università e delle istituzioni. Abbiamo parlato di cyberbullismo, fake news, hate speech, identità digitale, educazione affettiva, smartphone, intelligenza artificiale. Ma soprattutto abbiamo ascoltato i ragazzi. E ascoltandoli abbiamo capito che il digitale non è un luogo separato dalla loro vita. È una parte della loro vita. Per questo non basta dire loro di stare attenti. Dobbiamo costruire strumenti, regole e ambienti capaci di non sfruttare la loro attenzione, la loro solitudine, la loro fragilità».

Da Napoli, Scarpino sottolinea anche il valore della prospettiva calabrese.

«Che una riflessione così avanzata nasca in Calabria è un segnale forte. La Calabria non deve essere raccontata soltanto attraverso le sue ferite. Può essere luogo di pensiero, responsabilità, ricerca e visione. Può diventare laboratorio di un nuovo umanesimo digitale. Da una terra spesso considerata periferia può partire una domanda centrale per tutto il Paese: come impedire che l’intelligenza artificiale diventi più veloce della nostra coscienza?».

«Il punto — conclude Scarpino — non è rendere la macchina più simile all’uomo. Il punto è impedire che l’uomo, soprattutto quando è giovane e fragile, venga ridotto a macchina. Se Colnissar saprà contribuire a questa direzione, non sarà soltanto un progetto tecnologico. Sarà un presidio culturale. E se la Calabria saprà essere protagonista di questa battaglia, avrà difeso una parte essenziale della democrazia: la libertà dei ragazzi di crescere senza essere manipolati».